Piero Angela – Dieci cose che ho imparato

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Per noi millennials Piero Angela ha rappresentato qualcosa di speciale, qualcosa che va oltre il suo lavoro come divulgatore scientifico, giornalista, conduttore televisivo e cosi via.

Sono convinto che la sua opera costante di divulgazione della conoscenza, abbia aiutato a sviluppare in molti della mia generazione caratteristiche importanti come la curiosità per il mondo che ci circonda, lo spirito critico nel voler capire le cose, la voglia di fare sperimentazione, la necessità di estendere sempre i nostri orizzonti e uscire dalla zona di confort.

Tra le sue tante frasi celebri, quella che ricordo in particolare è:

Se accetti di uscire dal recinto accadono cose straordinarie.

In questa sua ultima opera “Dieci cose che ho imparato“, Piero Angela racconta la sua visione sul mondo moderno, spaziando tra tanti argomenti come la politica, la scuola, la tecnologia, l’emotività ed altro ancora.

La sua analisi mette in evidenza le cose che oggi non vanno bene, a causa della cultura che non è stata al passo con la tecnologia ed in generale con la scienza.

Perchè leggere questo libro?

Se anche voi siete cresciuti con “Quark” e “Superquark”, non potete perdervi questo volume!

Il libro è coinvolgente, analizza la situazione dell’Italia, un paese che è stato sempre pieno di intelligenze e creatività, e che oggi ha qualche difficoltà ad entrare nella modernità, non avendo la capacità di investire in quegli ambiti che sono gli acceleratori dello sviluppo.

Tutti i capitoli si contraddistinguono per elementi critici, riflessioni mai banali, e soprattutto spunti utili per il futuro, come messaggio di speranza per l’umanità.

Una riflessione importante del libro, è la critica verso la politica italiana che si preoccupa maggiormente della distribuzione della ricchezza, piuttosto che della sua produzione, sottolineando come il nostro paese investe ancora poco in quello che aiuterebbe la crescita (come ricerca, centri di eccellenza, produttività).

Eppure la tecnologia, le invenzioni, permettono di far aumentare la produttività, e conseguentemente anche i salari, non di certo la politica.

Avremmo tanti esempi di cui vantarci, ad esempio l’Italia è stato il terzo paese al mondo a lanciare un satellite nello spazio, per non parlare di tutte le eccellenze italiane nel periodo del dopoguerra come nella chimica, con la scoperta della plastica, nell’elettronica con l’invenzione dei primi prototipi di computer, e nel nucleare con lo sviluppo pionieristico di centrali.

Per non parlare del contributo di scienziati italiani in settori strategici come l’energia con Galileo Ferraris che nella prima metà dell’800 inventò il motore elettrico a corrente alternata, oppure del fisico Eugenio Barsanti e dell’ingegnere Felice Matteucci che inventarono il primo modello di motore a scoppio, Enrico Fermi con l’invenzione dell’energia nucleare.

Questo solo per fare qualche esempio della capacità innovativa del nostro paese.

Il libro propone un viaggio a 360 gradi delle difficoltà che si trova ad affrontare il nostro paese in vari ambiti, come la politica, la scuola, la demografia, l’informazione.

Per ognuno di questi l’autore offre un punto di vista chiaro dei problemi principali, ad esempio della mancanza di comprensione del ruolo di scienze e tecnologie, del fatto che siamo attratti sempre più dal “tutto e subito” piuttosto che avere una vista lungimirante delle cose, ed evidenzia infine le aree di miglioramento, un suggerimento prezioso per cambiare marcia e guardare al futuro con uno spirito diverso.

Perchè, come conclude il libro, ci sono vari futuri possibili, dipende da quale si vuole scegliere attraverso i propri comportamenti personali e collettivi.

Se avete letto il libro o se questo articolo vi è interessato, fatemelo sapere nei commenti.

Di enri

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