Tempo di lettura stimato: 7 minuti
Cos’è e come imparare a conviverci e superarla.
Per chi non la conosce la sindrome dell’impostore è quella sensazione che ci fa credere che il nostro successo sia solo una questione di fortuna o caso.

Il termine è apparso per la prima volta nel 1978 nell’articolo The imposter phenomenon in high achieving women: Dynamics and therapeutic intervention (Il fenomeno dell’impostore nelle donne di successo: Dinamiche e intervento terapeutico) scritto dalle psicologhe Pauline R. Clance e Suzanne A.
Quello che succede è in pratica di riscontrare il successo in qualcosa, ma non ci sentiamo degni di questo successo. Viviamo quindi una dissonanza cognitiva, ovvero lo stress o disagio che si prova quando si hanno contemporaneamente due convinzioni in contraddizione fra loro.
Questo sentimento ci porta a pensare di essere degli “impostori” che presto verranno scoperti come inadeguati o incompetenti, nonostante le prove del contrario.
Se pensate che si tratti di qualcosa di poco diffuso vi sbagliate. Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Behavioral Science, sostiene che il 70% delle persone sperimenta almeno una volta nella vita questa sensazione di sentirsi un impostore.
Come riconoscerla ?

Come fare per riconoscere un atteggiamento dovuto alla sindrome dell’impostore ?
Nel libro “La sindrome dell’impostore. Perché pensi che gli altri ti sopravvalutino“, l’autrice Sandi Mann elenca le reazioni che le persone tipicamente hanno quando provano questa sensazione, che sono:
Lavorare con un impegno fuori dal comune: ci si sente di dover lavorare di più del normale per mascherare la propria “falsità”. Questa strategia tipicamente paga inizialmente perché si raggiungono dei risultati a coronamento dell’impegno profuso. Ma poi si pensa di aver raggiunto il successo solo per essersi impegnati cosi tanto, e si torna al punto di partenza, ci si sente impostori.
Nascondere i propri pensieri: l’impostore non ha fiducia nelle proprie capacità, questo può portarlo a mascherare le proprie idee nell’eventualità che queste possano tradirlo e rilevare la sua “inferiorità intellettuale”.
Trovare un “mentore” superiore su cui fare colpo: si è portati costantemente a cercare di far colpo su persone che l’impostore reputa “superiori” a sé. Se riesce a fare colpo sul suo eroe allora si sentirà a posto. Anche questa strategia farà tornare l’impostore al punto di partenza, semplicemente perché penserà che il rapporto non è stato impostato in modo “genuino”.
Votarsi al perfezionismo. Per dimostrare il proprio valore, l’impostore è portato a fare sempre tutto per bene. Per questo teme il fallimento, che non fa altro che rafforzare in lui il timore di essere un imbroglione.
Sminuire i traguardi raggiunti o gli elogi. Il ciclo creato nella ricerca del perfezionismo, spesso è accompagnato da un altro elemento, che è il modo in cui l’impostore sminuisce il suo stesso successo una volta raggiunto il traguardo, pensando di non aver fatto “nulla di speciale” o comunque un qualcosa che chiunque avrebbe potuto fare.
La mia esperienza – Come affronto la sindrome dell’impostore

Partiamo dal fatto che quella dell’impostore può essere considerata come un’esperienza piuttosto che una patologia, cosi definita anche dalle creatrici del termine che dopo qualche tempo hanno preferito parlare di “esperienza dell’impostore”, poiché il termine “sindrome” fa pensare a un disturbo mentale.
In diversi momenti della mia vita ho sperimentato quest’ esperienza, ma solo negli ultimi anni ho scoperto che si tratta di un qualcosa comune a tantissime persone.
L’ho riscontrata ad esempio in ambito accademico durante il periodo dell’università, dopo aver preso un voto alto mi è capitato di sminuirne il valore convincendomi del “mi è andata bene ho beccato proprio quello che conoscevo al meglio” oppure “ho studiato tanto è normale che abbia raggiunto un buon risultato”. Sul lavoro, dopo alcune promozioni ho sperimentato il conflitto emozionale tra l’eccitazione di aver raggiunto un traguardo importante, e la sensazione di paura di non essere pronto per il nuovo ruolo. Nella vita personale, ad esempio sminuendo un complimento ricevuto per una foto pubblicata (“ho un cellulare che fa foto super”) oppure un ringraziamento di un amico per un gesto gentile (“lo avrebbe fatto chiunque”).
In tutti i casi ho provato un disagio la cui durata poteva variare da poche ore fino a qualche giorno, che mi portava a dubitare delle mie capacità.
Ho provato ad affrontare questa sensazione in diversi modi, sperimentando strategie diverse e creando nuove abitudini. Nel corso del tempo ho riscontrato che alcuni atteggiamenti mi consentivano di vivere con maggiore serenità questi momenti.
Ve li vado a raccontare.
RICONOSCIMENTO.
Il primo passo è riconoscere che stai vivendo questa esperienza. Come in tutti gli ambiti, essere consapevoli di avere un problema permette di assumerne il controllo e di agire proattivamente per risolverlo.
SPOSA LA CULTURA DEL FALLIMENTO.
Accetta che tutti commettono errori e invece di auto-criticarti o avere paura, cerca di imparare dagli errori per migliorarti. Considera ad esempio che le aziende più innovative, basano uno dei loro pilastri proprio sulla cultura del fallimento, perché sbagliare significa imparare, migliorarsi, progredire. Su questo ambito ti consiglio di leggere il mio articolo in cui parlo anche della cultura del fallimento adottata dall’azienda Netflix.
RICORDA E CELEBRA I TUOI SUCCESSI.
Non minimizzare un successo! Prenditi del tempo per riflettere sui tuoi risultati e riconoscere che hai ottenuto ciò che hai per merito tuo, con sacrificio. Se hai ricevuto un elogio o un premio per il tuo lavoro, accettalo con gratitudine invece di attribuirlo alla fortuna, e festeggialo con gli amici e la famiglia.
Annotati i tuoi successi precedenti da qualche parte e tieni questa lista a portata di mano, da consultare ogni tanto, per ricordarti di quanto sei stato bravo. Ti aiuterà a rafforzare la fiducia in te stesso.
RICORDA CHE LE EMOZIONI A VOLTE MENTONO.
Come abbiamo visto la sindrome dell’impostore è basata su emozioni negative di stress o sfiducia, che però spesso non corrispondono al vero. Infatti non sempre i nostri pensieri riflettono la realtà, per vari motivi come ad esempio i bias cognitivi che ci fanno interpretare gli eventi in base alle nostre convinzioni, oppure per fattori esterni (stanchezza, stress, ecc) che influenzano le nostre emozioni portandoci a percepire in modo distorto la realtà.
Per questo è importante essere consapevoli che le emozioni non sempre riflettono la verità, questo ti aiutrrà ad alleggerire e ridimensionare il problema. Ad esempio se ti senti inadeguato in una nuova posizione di lavoro, prendi atto che le tue competenze e esperienze ti hanno portato lì.
CHIEDI FEEDBACK A PERSONE DI FIDUCIA.
Parla con colleghi, amici o persone di fiducia e chiedi loro un feedback sincero. Questo può confermarti che le tue preoccupazioni sono infondate.
Per esempio, se hai paura di non essere abbastanza preparato per una presentazione, chiedi a un collega di darti un’opinione oggettiva sulla tua preparazione.
RICORDA CHE L’APPRENDIMENTO È UN PROCESSO CONTINUO.
Nessuno nasce esperto in qualcosa. Tutti imparano e crescono nel tempo. Per cui accetta che è normale non sapere tutto e che è positivo imparare dagli errori. Per esempio, se hai commesso un errore sul lavoro, consideralo come un’opportunità di apprendimento anziché come una conferma della tua incompetenza.
L’apprendimento continuo è senza dubbio un’ottima arma per non farsi prendere dal disagio della sindrome dell’impostore! Per diversi motivi. Vi permette di aumentare la fiducia in voi stessi perchè vi fa acquisire nuove competenze e conoscenze, e questo vi renderà più sicuri. Vi consente di validare il vostro successo dandovi una prova tangibile del vostro impegno nel tempo, e inoltre avrete nuove prospettive perchè l’apprendimento costante vi porterà ad avere nuovi punti di vista e modi di pensare.
SIATE SPONTANEI.
Questo è uno di quei suggerimenti apparentemente banali ma che credo sia il più importante. Viviamo in una società in cui sempre più cerchiamo di apparire perfetti o di seguire un copione predefinito rispetto al ruolo o la posizione che occupiamo.
Tuttavia è bene ricordare che ciò che ci contraddistingue dagli altri e che ci da valore è la nostra autenticità, con i nostri limiti e imperfezioni oltre che i punti di forza, e questo vale tanto nel lavoro quanto nella vita privata.
Per cui sii te stesso, anche quando hai dubbi sulle tue competenze. Ammettere apertamente di non sapere qualcosa o chiedere aiuto quando ne hai bisogno ti aiuta a creare connessioni più autentiche con gli altri. Le persone apprezzeranno la tua onestà e la tua vulnerabilità.
TRANSFORMALA IN UN TUO PUNTO DI FORZA.
Non tutto il male viene per nuocere!
Imparando a gestire le emozioni che porta con se l’esperienza dell’impostore, possiamo trasformarla in un prezioso punto di forza.
Infatti la sensazione di dubitare di noi stessi e delle nostre capacità ci rende umili e consapevoli dei nostri limiti. La consapevolezza di non essere infallibili ci rende più umani e ci impedisce di diventare arroganti o spocchiosi.
D’altra parte come diceva qualcuno…
“Dalle difficoltà nascono le opportunità.”
Albert Einstein
Conclusione
Ho scritto questo articolo basato sulla mia esperienza che spero possa essere utile come spunto per chiunque si trovi ad affrontare la sindrome (o esperienza) dell’impostore.
Se hai trovato utile l’articolo o se hai sperimentato e affrontato diversamente la sindrome dell’impostore fammelo sapere nei commenti.
